- Scritto da: Lucian Datcu
Qualche giorno fa mi trovavo in uno studio del Nord Italia. Bel posto, titolare bravissimo dal punto di vista clinico, due collaboratori, tre poltrone, un fatturato nella media della zona.
Qualche giorno fa mi trovavo in uno studio del Nord Italia. Bel posto, titolare bravissimo dal punto di vista clinico, due collaboratori, tre poltrone, un fatturato nella media della zona.
Negli studi dentistici professionali ben strutturati, non tutto dipende dalla memoria. E nemmeno dal “buon senso”. Perché quando ogni collaboratore “fa a modo suo”…
In tanti studi dentistici si aspetta sempre “il momento giusto” per assumere una nuova persona. Ma quel momento giusto — troppo spesso — arriva quando è già tardi.
Ogni studio ha all’interno persone capaci. Collaboratrici che lavorano bene, che conoscono i pazienti, che sono presenti, affidabili, coerenti. Eppure, in tanti studi, queste persone non crescono.
Può sembrare un punto di forza. In realtà, è una trappola. Se il tuo team dà il meglio solo quando tu sei presente, allora non è un team. È un gruppo di persone che segue un punto di riferimento momentaneo.
In ogni studio succede. Un paziente arriva in ritardo. Magari di 10, 15, 20 minuti. La segreteria guarda l’agenda. L’assistente sospira. E tu, come titolare, sai che stai per dover decidere al volo:
Tutti iniziano così: uno studio che funziona perché c’è una persona forte al centro. Il titolare fa le prime visite, guida il team, controlla i preventivi, chiude i casi, gestisce i fornitori, verifica gli incassi.
Ci sono momenti in cui uno studio dentistico sembra crescere: arrivano nuovi pazienti, si fa un investimento tecnologico, il team sembra funzionare. Eppure, sotto sotto, resta una sensazione di instabilità.